Dal chicco di grano a un piatto di pasta… una storia tutta italiana

Successo di critica per la mostra allestita al Machiavelli’s Club. In una intervista a Patrizia di cartantica.it ripercorriamo le tappe che hanno portato alla realizzazione dell’evento

FrancobolloMettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme è un successo. Prendiamo in prestito una celebre frase di Henry Ford per fotografare, come in un’istantanea, lo spirito che ha animato la collaborazione tra il Machiavelli’s Club e Patrizia di cartantica.it. Grazie alla sua preziosa professionalità siamo riusciti a realizzare una mostra unica nel suo genere offrendo ai soci la possibilità di un affascinante viaggio nella storia della pasta visto attraverso curiosi documenti e pubblicità d’epoca. Per completare il quadro d’insieme, abbiamo voluto conoscere più da vicino il mondo del collezionismo: immancabile la disponibilità di Patrizia che non ha esitato ad illustrarci anche alcuni particolari sulla mostra. 

Come nasce l’idea di una mostra sul ‘chicco di grano’?
Avendo a disposizione varie curiosità cartacee sull’argomento, ritenendo che l’argomento potesse essere interessante per chi gestisce un ritrovo che si occupa di “ristoro” dell’anima e del corpo, è sembrato naturale, a me e a mio marito proporre dei “quadri” che raccontassero in breve la storia della pasta. Via via l’idea, che era in germe anche in Mauro, ha preso consistenza, allargando il discorso alle ditte produttrici di pasta di cui avevamo alcune etichette, cartoline ed altre pubblicità d’epoca, compresi i condimenti (parmigiano, olio, spezie…). Pezzo forte della mostra, ci è sembrata poi la storia della cosiddetta “Battaglia del grano”, una campagna pubblicitaria indetta al tempo del fascismo per incentivare la produzione del grano e consolidare l’autarchia.
L’oggetto più curioso esposto al Machiavelli’s Club?
Una delle curiosità che ritengo degna di nota sono i chiudilettera. Parenti stretti dei francobolli, i chiudilettera o erinnofili o vignette sono “curiosi” ed importanti sia dal punto di vista puramente grafico che da quello storico.
Ce ne può parlare?
Nati per sostituire la ceralacca usata per chiudere le lettere quando le buste ancora non esistevano, questi dischetti di carta rossa e gommata riportavano a stampa il nome del mittente (una ditta, un professionista…). Dopo l’avvento delle buste e la dentellatura dei francobolli applicata anche ai chiudilettera, essi vennero stampati in vari formati, diventando quadrati, tondi, rettangolari o triangolari. Dalla fine dell’800 fino agli anni 20, in sintonia con le cartoline illustrate, anche i chiudilettera risentirono positivamente dell’interesse del pubblico. Spesso sul chiudilettera veniva riprodotta un’immagine già stampata su una cartolina, su un manifesto o su una locandina realizzati in occasione di manifestazioni culturali, commemorative, espositive, ecc. Questi ultimi oggetti erano molto più difficili da collezionare, mentre le piccole dimensioni dei chiudilettera ne consentiva la raccolta in album.
Dove si diffusero maggiormente?
Prodotti, utilizzati e collezionati soprattutto in Germania che aveva degli ottimi illustratori – ma l’Italia non fu da meno con artisti famosissimi quali Dudovich, Codognato, Morbiducci, ecc. – commemoravano e celebravano pontificati, commemorazioni civili, politiche, sportive, manifestazioni fieristiche e culturali, azioni di assistenza a favore di varie calamità o aiuto alla Croce Rossa o pubblicizzavano, con belle immagini di stile Liberty e Deco qualsiasi prodotto. (Molto interessanti e davvero belle alcune serie tedesche emesse dalla ditta Tobler, produttrice di cioccolato, per cui è quasi “d’obbligo” una mostra ad hoc…).
Pastificio LiguoriSemplici chiudilettera o cosa altro?
Non va sottovalutata la loro rilevante azione propagandistica, educativa, divulgativa e soprattutto patriottica. Varie serie di vignette di alta qualità grafica ed artistica vennero realizzate appunto in favore dell’agricoltura, per incrementare la produzione soprattutto del grano, sollecitando l’attenzione di tutti verso un solo obiettivo, quello di una politica autarchica che permettesse alla nazione di consumare solo ciò che essa stessa produceva. I chiudilettera vengono stampati ancor oggi, soprattutto a fini commemorativi, ma qualità e bellezza sono ormai alquanto mediocri rispetto a quelli d’epoca.
Un’altra curiosità tra gli oggetti in esposizione?
Direi la serie di figurine Liebig dedicate proprio alla Storia della Pasta, quanto di meglio per illustrare la tematica della mostra. Stampate verso la fine del 1800 su idea del Barone Justus Von Liebig – che adottò tale forma di pubblicità per i suoi famosi prodotti, introducendone la distribuzione gratuita ai consumatori, in cambio di “punti” acquistiti comprando i suoi dadi da brodo – erano realizzate in cromolitografia, su disegni di valenti illustratori, con gran cura dei particolari, in serie di 6-12 o 18 pezzi. Sul retro, le figurine riportavano notizie dell’argomento illustrato sul recto, creando così una sorta di piccola enciclopedia a puntate. In totale, vennero emesse 1900 serie circa nell’arco di un secolo.
Quando ci si scopre collezionisti per passione?
Il mondo del collezionismo è talmente vario ed interessante per le mille sfaccettature che presenta e si dirama in moltissime direzioni, dall’oggetto d’arte ai francobolli, dalle immagini sacre alle figurine di varia natura, dai carillon alle bambole… E’ una “passione” che può nascere in gioventù, connaturata al soggetto, o che nasce per caso da adulto forse ritrovando in un mercatino dell’antiquariato un oggetto che risveglia il ricordo del passato, un oggetto simile ad uno che ci era appartenuto e a cui eravamo davvero affezionati…
Un amore all’improvviso potremmo dire… e poi?
Questa spinta iniziale può indurre quindi a raccogliere altri oggetti del medesimo tipo ma ovviamente diversi, inducendo il collezionista a visitare mercatini dell’antiquariato o siti internet sempre alla ricerca del “pezzo” ambito o mancante, a frequentare associazioni ed altri collezionisti con cui parlare della proprie collezioni e con cui scambiare idee ed oggetti. Insomma è un mondo affascinante che coinvolge a poco a poco . Nel caso mio e di mio marito (è stato lui ad introdurmi in questo mondo eterogeneo e straordinario) è la carta in genere che ci affascina, coi suoi colori, con la sua storia, con la sua varietà…
Ricerca, raccolta, vendita, scambio… può diventare un lavoro?
Sicuramente si, se si trova una buona fonte d’approvvigionamento e soprattutto se si scelgono pezzi di un certo interesse da rivendere, mantenendo prezzi non troppo esosi. Ma bisogna avere costanza, alcuni si vendono solo dopo molte “presentazioni”, un pizzico di eleganza nel proporre i propri oggetti (anche quelli di carta), buone maniere e pazienza perchè nei mercatini o altrove si incontrano veri collezionisti ma anche dei perditempo. Tuttavia, secondo me, credo che il collezionista “doc” non sia un vero rivenditore ma solo un amante dello scambio, della chiacchierata attorno all’oggetto in esame, dell’atmosfera del luogo di vendita, sia esso un negozio vero e proprio sia invece un mercatino dell’antiquariato. Insomma che sia un rivenditore più per diletto che per denaro.
MaccheroniCome spiega il successo del suo sito cartantica.it?
Successo mi sembra una parola grossa ma Cartantica piace perchè è vario. E’ nato più che altro dall’incontro della mia passione per lo scrivere (ma anche grazie alla facilità con cui riesco a farlo) e dal fatto che Simone (mio figlio) fa proprio il web designer ed ha realizzato (anche se nel 2000 ancora alle prime armi e con qualche aiuto) la parte grafica e strutturale del sito, rinnovata nella forma in cui si vede ora, quando ormai lui aveva raggiunto una considerevole esperienza. Ma è nato non solo per merito di quella ma anche grazie al vasto bagaglio di informazioni, nozioni, curiosità che avevo accumulato riguardo al collezionismo in genere e soprattutto riguardo alle immaginette religiose. Questo, unitamente ad alcune esperienze di fede, mi hanno convinto a fare di Cartantica, oltrechè un sito di notizie riguardanti il collezionismo, la poesia e curiosità varie, un sito che in qualche modo potesse dare aiuto su argomenti che sembrano scontati e che in realtà non lo sono perchè li abbiamo dimenticati oppure perchè ormai la nostra cultura non è più fondata su quegli “ideali”, ricordando così le basi della nostra Fede.
Patrizia, può descriverci grosso modo qual è l’utente tipo del sito?
Suore, sacerdoti, catechisti che vi trovano o chiedono spunto per le attività parrocchiali di catechesi, collezionisti di immaginette sacre o comunque interessati alle tematiche presenti o che chiedono notizie sui santi patroni o protettori di persone, arti, mestieri, ecc., persone che chiedono un conforto spirituale, una preghiera, una risposta ai loro dubbi e tante altre cose ancora. Forse io sono la persona più incoerente e la meno qualificata per rispondere, ma l’importante è che io rispondo a tutti – tutti infatti aspettano una risposta – anche alle domande più insensate che talora mi pongono e questo, credo, sia importante. Il sito, inoltre, negli ultimi due settori si avvale (a carattere gratuito da ambedue le parti) di valenti collaboratori, tra cui giornalisti e scrittori che lo hanno arricchito di interessanti interventi e contributi.